L'arresa a Sri Guru

di Sua Divina Grazia Srila Bhakti Rakshaka Sridhara Maharaja


Anche i grandi studiosi sono perplessi nel capire cos'è buono e cos’è cattivo, cosa accettare e cosa rifiutare ( kim karma kim akarmeti kavayo’py atra mohitah). Persino grandi ricercatori falliscono nel comprendere la loro reale necessità. Questo mondo materiale è una giungla di perplessità, dove l'anima ha accettato così tanti differenti tipi di corpi in differenti tipi di coscienze. Nella legge di Manu è scritto:

jalajā nava lakşāņi, sthāvarā lakşa vińśati
kŗmayo rudra sankhyakāģ, pakşiņāń daśa lakşaņam
trińśal lakşāņi paśavaģ, catur lakşāņi mānuşaģ

"Ci sono 900.000 specie acquatiche, 2 milioni di tipi di alberi e piante, 1.100.000 tipi di insetti e rettili, 1 milione di tipi di uccelli, 3 milioni di tipi di bestie a quattro zampe, e 400.000 specie di umani.."

Manu spiega che gli alberi sono in una posizione senza speranza come risultato del loro stesso karma. Le loro percezioni di dolore e piacere sono simili alle nostre perchè le loro anime non sono di una qualità inferiore. Eppure, sono in una posizione così deplorevole per via del risultato del loro stesso karma. Non c'è nessuno che loro possano incolpare se non loro stessi. Questo è lo stato delle cose in questo mondo esteriore.

Noi viviamo in un ambiente che è afflitto da concezioni errate, incomprensioni, fraintendimenti e cattivo comportamento. Come possiamo accertare ciò che è buono e ciò che è cattivo? Dopo averlo compreso a cosa dovremmo aspirare e cosa dovremmo rifiutare?

Innumerevoli alternative si sono ammassate per influenzarci. E quando questa dimensione, coperta dall'illusione, influenzata dalle incomprensioni, si presenta piena di diversità, come possiamo noi sperare di conoscere l'infinito mondo spirituale di Vaikuntha? Con quale attitudine dovremmo avvicinarci al regno che è trascendentale, che è al di là del regno dei sensi e della mente (adhoksaja)?

Il guru genuino

Noi dobbiamo accettare ogni via ed ogni alleanza che ci possa aiutare a guadagnare l'entrata in quel regno. Dovremmo cercare di avere almeno una piccola connessione con l'obiettivo perfetto della nostra innata aspirazione. Non abbiamo aiuto; siamo senza speranza nel mezzo dell'insuccesso. Siamo in estremo pericolo. Noi contiamo sul nostro libero arbitrio, sulla capacità di saper scegliere per il nostro bene, ma ciò è troppo poco e non ci aiuta nel guidare noi stessi. In quale pericolo ci troviamo! Ovunque intorno a noi ci sono testimonianze di questo pericolo. Quanto è importante un vero guru che ci può guidare verso il nostro reale benessere! Siamo nel mezzo di differenti forze che ci trascinano, che ci attraggono in diverse direzioni, per questo la giusta guida è ciò che più di valore ci sia ed è la cosa più importante per tutti noi.

Se accettiamo orientamento da tutto e da tutti, saremo fuorviati. Perciò dobbiamo essere attenti ed ottenere il giusto orientamento. Quell'orientamento è stato dato da Krishna nella Bhagavad-gita:

tad viddhi praņipātena
paripraśnena sevayā
upadekşyanti te jñānań
jñāninas tattva darśinah

"Cerca di comprendere la conoscenza trascendentale, avvicinando un'anima realizzata come tuo maestro spirituale, prendi iniziazione da lui. Ponigli domande con sottomissione e servilo. Le anime realizzate possono darti la conoscenza, perchè hanno visto la verità."

Bhagavad Gita 4.34

Le qualifiche di un discepolo

Qui Krsna, ci ha fornito le norme con le quali possiamo comprendere cosa è cosa da una fonte autentica. Le norme per misurare ciò che è vero o non vero non devono provenire da un piano imperfetto o vulnerabile, ma da un piano autentico. Per realizzare questo abbiamo necessità di queste tre qualifiche: pranipat, pariprasna, e seva. Pranipat significa che ci dobbiamo arrendere a questa conoscenza, perchè non è un genere di conoscenza ordinaria che ha un soggetto e che noi lo possiamo far diventare il nostro oggetto; è super-soggettivo. Noi possiamo essere i soggetti in questo mondo illusorio, ma dobbiamo diventare oggetti, per essere gestiti dalla super-conoscenza di quel piano trascendentale.

Pranipat significa inoltre che una persona avvicina un maestro spirituale dicendo: "Io ho concluso con l'esperienza di questo mondo esterno; su questo piano, dove ormai ho già viaggiato, non sono attratto da nulla. Adesso io offro me stesso esclusivamente al tuo altare. Desidero avere la tua grazia." Con questo sentimento dovremmo avvicinare quella conoscenza elevata.

Pariprasna significa domande oneste, sincere. Dobbiamo informarci, non con la tendenza alla discussione o all’argomentazione: tutti i nostri sforzi dovrebbero essere concentrati su una linea positiva per comprendere la verità, liberi dal dubbio e dal sospetto.

Con piena attenzione dovremmo cercare di capire quella verità, perchè essa viene da quel piano elevato della realtà che non abbiamo mai conosciuto prima.

Infine c'è seva, o servizio. Questa è la cosa più importante. Noi stiamo cercando di ottenere questa conoscenza non per ricevere aiuto da quel piano, non per utilizzare quell'esperienza per vivere qui; piuttosto per impegnarci a servire quella dimensione della realtà.

Solo con questa attitudine possiamo avvicinare quel piano di conoscenza. Dobbiamo servirla, non provare a far sì che essa serva noi. Altrimenti non saremo autorizzati ad accedere in quel dominio. La conoscenza assoluta non si presterà a servire questo piano inferiore. Dobbiamo offrire noi stessi per essere usati da Lui, non cercare di usare Lui per soddisfare egoisticamente i nostri bassi propositi. Con l'attitudine al servizio dovremmo dedicare noi stessi a Lui, non pensare che Lui debba dedicarsi alla soddisfazione dei nostri bassi bisogni animali. In questo modo, con quest'attitudine, dovremo ricercare il piano della conoscenza autentica e ricevere la giusta comprensione. A quel punto possiamo capire cosa è cosa e avere una giusta considerazione del nostro ambiente. Questa è cultura vedica. La conoscenza assoluta è stata sempre rivelata solo attraverso questo processo e mai attraverso un approccio intellettuale.

Srila Prabhupada Bhaktisiddhanta Sarasvati usava fare l'analogia dell'ape: il miele è in un barattolo, il tappo è al suo posto, l'ape si è posata sul vetro. Ora prova a gustare il miele cercando di leccare il barattolo. Ma proprio come l'ape non può gustare il miele leccando il barattolo dall'esterno, l'intelletto non può avvicinare il mondo dello spirito. Noi possiamo pensare di conoscerlo, ma ciò non è possibile: c'è una barriera, un vetro.

La conquista intellettuale non è un vero raggiungimento della conoscenza elevata. Solo attraverso fede, sincerità e dedizione, possiamo avvicinare quel regno elevato e diventarne membri. Possiamo accedere a quel piano elevato se loro ci forniscono un "visto" e ci accettano. Solo allora possiamo accedere a quella terra del vivere divino. Così un candidato deve possedere tre qualifiche per poter avvicinare la Verità Assoluta che si trova sul piano elevato della Realtà Assoluta: umiltà, sincerità e dedizione. Vi sono affermazioni simili nello Srimad-Bhagavatam e nei Veda. Nelle Upanisad è detto, tad vijñānārthań sa gurum evābhigacchet samit pāņiģ śrotriyań brahma nişţham: "Avvicina un maestro spirituale. Non andare da lui con esitazione o casualmente, ma con un cuore limpido e ardente."

Vita spirituale, un biglietto di sola andata

Non si dovrebbe avvicinare il maestro spirituale con un biglietto di ritorno. Srila Prabhupada Bhaktisiddhanta Sarasvati era solito dire spesso: "Voi siete venuti qui tenendovi il biglietto di ritorno." Non dobbiamo avvicinare il maestro spirituale con quell'attitudine. Piuttosto dovremmo pensare che abbiamo già visto tutto, che abbiamo ormai una piena esperienza di questo mondo mortale e che non abbiamo nulla a cui aspirare qui. Con questa chiara coscienza, dovremmo avvicinare il guru. Questo è l'unico modo per noi di vivere. Questo mondo è mortale. Non c'è modo, nè possibilità di vivere qui, eppure il desiderio di vivere è una tendenza innata visibile ovunque.

"Io voglio soltanto vivere e salvare me stesso. Sto correndo verso il vero rifugio." Con questa serietà il discepolo porterà al suo maestro spirituale l'occorrente necessario per il sacrificio.

Egli non andrà dal suo guru solo per disturbarlo, o per soddisfare le proprie necessità materiali. Andrà da lui provvisto del suo giaciglio e dei suoi effetti personali. Non penserà di essere colui che mostra un po' di gentilezza al maestro spirituale accettando di diventare suo discepolo, contribuendo ad aumentare la sua reputazione e la sua fama.

E quale sarà la posizione del maestro spirituale? Lui sarà esperto nella verità rivelata, non in informazioni ordinarie. Nel mondo sono state diffuse svariate rivelazioni dal regno superiore, ma il guru deve possedere una conoscenza ampia e chiara. Egli deve possedere un'estesa conoscenza riguardo la verità rivelata. Deve costantemente praticare la vera vita spirituale. Tutte le sue attività sono sempre collegate allo spirito, non alla sfera mondana. Egli si occupa del Brahman, il piano di realtà che sistema tutto, la base fondamentale di ogni cosa (brahma nistham). Egli conduce la sua vita in assenza di qualsiasi relazione transitoria, mondana. Egli vive costantemente sul piano trascendentale e si mantiene in collegamento con quel piano per tutta la sua vita. Qualsiasi cosa faccia, la farà solo con quella coscienza. Questa è la versione delle Upanisad. E nello Srimad-Bhagavatam è detto:

tasmād guruń prapadyeta
jijñāsuģ śreya uttamam
śābde pare ca nişņātań
brahmaņy upaśamāśrayam

"Una persona seriamente interessata a ricercare il suo beneficio più elevato, dovrebbe prendere completo rifugio in un guru che abbia profonde realizzazioni del Signore Supremo, nonchè del profondo significato delle scritture. Tale maestro spirituale ha lasciato da parte tutti gli interessi relativi a favore dell'interesse supremo e assoluto."

Srimad Bhagavatam 11.3.21)

Maya significa concezione errata. Noi viviamo circondati da convinzioni errate. La nostra comprensione dell'ambiente è basata su un insieme di idee e pensieri del tutto mal concepiti.

In senso assoluto, non possediamo il giusto concetto per nessuna cosa. Le nostre idee sono tutte relative. L'egoismo provinciale è stato imposto all'ambiente e noi stiamo vivendo sotto quella convinzione errata. Quando una persona arriva alla conclusione che ogni cosa intorno a sè è mortale e che ogni cosa svanirà, allora con quello stato di mente, sentirà la necessità di avvicinare il guru, guida divina e precettore, con lo scopo di porre domande. "Qual'è il bene più alto per me?" Con questa domanda lui avvicinerà il maestro spirituale. E chi avvicinerà? Un maestro che non solo sia ben versato nei precetti delle scritture vediche, ma che sia in contatto con la verità rivelata. Colui che è competente a riguardo del vero oggetto delle scritture, che possiede un'esperienza pratica, che è stabilito nella pura coscienza, questi è un guru genuino.

Una persona dovrebbe avvicinare una guida di questo tipo per il proprio sollievo, per capire qual'è nel mondo il più alto beneficio e come ottenerlo. Questo è necessario, è reale, non immaginario. Allo stesso tempo è difficile. La Verità Assoluta deve essere ricercata attraverso un processo autentico, altrimenti percorreremo la strada sbagliata e poi diremo, "O, qui non c'è nulla, non è reale." Così, solo se noi seguiamo questo processo autentico per comprendere la verità, faremo l'esperienza della vera natura del divino.

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